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Il muro di Artesiaga deciderà se l'eredità di Indurain è ancora viva

Il muro di Artesiaga deciderà se l'eredità di Indurain è ancora viva

Miguel Induráin non attacca il dorsale per fare una passeggiata, e i tremila ciclisti che sabato prenderanno il via a Villava lo sanno perfettamente. La notizia nel peloton internazionale delle granfondo non è solo la presenza del pentacampione del Tour, ma come l'estremo indurimento del settore nord della Navarra abbia trasformato il percorso lungo di 180 chilometri in una vera trappola per chi cerca di scendere sotto le sei ore. Con 3.252 metri di dislivello positivo, l'organizzazione ha blindato un tracciato che quest'anno presenta un asfalto particolarmente rugoso a causa dei temporali estivi, aggiungendo un fattore di resistenza al rotolamento che non figurava nei manuali di allenamento.

L'inferno di Artesiaga e il fattore fatica

Il punto critico si trova nell'ascesa ad Artesiaga. Non è solo un GPM di passaggio; è un porto di prima categoria camuffato in una cicloturistica che, dopo aver lasciato alle spalle i tratti spacca-gambe di Egozkue e Urkiaga, di solito emette la sentenza definitiva. I watt per chilo saranno l'unica moneta di scambio valida su rampe che non offrono tregua e dove il drafting scompare per pura sfinimento fisico. Chi sceglierà il percorso medio di 100 chilometri eviterà questo supplizio, ma affronterà ugualmente un terreno che non conosce la pianura, accumulando 1.500 metri di dislivello in appena due ore e mezza di sforzo esplosivo.

La gestione dell'acido lattico nella conca di Pamplona

La strategia per i più veloci del gruppo consiste nello scollinare Artesiaga con ossigeno sufficiente per affrontare la discesa tecnica verso Irurita. Un errore di traiettoria su queste strade strette della montagna navarrese può rovinare mesi di preparazione. La vecchia guardia dei corridori locali avverte sulla salita a Belate dal suo versante meno abituale, un tratto che suole provocare crisi monumentali se non si è gestito correttamente il rifornimento solido. Nel frattempo, il percorso corto di 65 chilometri servirà da termometro per verificare se il vivaio navarrese continua a produrre passisti capaci di spingere rapporti impensabili per un amatore medio.

Il meteo annuncia una tregua termica, ma il vento contrario nel tratto finale di ritorno a Villava promette di essere l'ultimo giudice della giornata. Miguel Induráin sarà lì, a dettare il ritmo, ricordando a tutti che a casa sua, anche in una pedalata celebrativa, il ciclismo si scrive con sangue, sudore e un rapporto da corona grande che pochi possono sostenere quando la strada guarda all'insù.

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