Cortina-Dobbiaco 2026: L'asfalto olimpico insidia il sedime della mitica ferrovia

Cortina-Dobbiaco 2026: L'asfalto olimpico insidia il sedime della mitica ferrovia

L'ombra dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026 non proietta solo infrastrutture di cemento, ma ha trasformato la vigilia della Cortina Dobbiaco Run in un dibattito tecnico sulla superficie. Mentre gli operai ultimano i dettagli delle sedi olimpiche nella 'Regina delle Dolomiti', i 3.000 runner che prenderanno il via questa domenica in Corso Italia si trovano davanti a un tracciato che, pur mantenendo la sua essenza di 30 chilometri, respira un'atmosfera di cambiamento irreversibile. Lo storico sedime della vecchia linea ferroviaria, quel terreno che mette a dura prova i quadricipiti ma regala una trazione nobile, convive ora con tratti di asfalto rinnovato per facilitare gli accessi logistici dell'appuntamento olimpico del prossimo febbraio.

Il muro invisibile di Cimabanche

La notizia quest'anno non è solo nel cronometro, ma nella gestione dello sforzo su un percorso che inganna i neofiti. Con un dislivello positivo di 320 metri concentrati quasi interamente nei primi 14 chilometri, l'ascesa verso il Passo Cimabanche (1.530 m) si presenta più esigente che mai. I veterani del circuito sanno che non è una corsa in montagna tradizionale, ma un esercizio di potenza aerobica pura su sterrato compatto. Superare il tetto della prova, che segna il confine tra Veneto e Alto Adige, è solo l'inizio della vera sfida: una discesa costante verso Dobbiaco dove le ginocchia soffrono l'impatto della velocità sostenuta.

Duello di ritmi sulla vecchia via

Nella start list di questa edizione, i riflettori sono puntati sugli specialisti della maratona che cercano rifugio in quota per evitare il caldo estivo della pianura. Il passaggio nei tunnel scavati nella roccia, illuminati appena dalle lampade frontali degli atleti, sarà lo scenario degli attacchi definitivi. Non ci sono single track tecnici qui; è una battaglia di watt e cadenza. Chi non ha conservato un'ultima cartuccia per il tratto del Lago di Landro, con la vista imponente delle Tre Cime di Lavaredo sullo sfondo, corre il rischio di andare in crisi profonda negli ultimi cinque chilometri pianeggianti che conducono al Grand Hotel di Dobbiaco. È il prezzo da pagare per sfidare l'eredità di un treno che non passa più, ma il cui spirito continua a esigere il massimo a ogni falcata.

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